V D

I SENSI RACCONTANO…

Che trionfo il cannellone,

di gioia, di gusto e di colore!

Il giallo della pasta di grano duro,

il viola del ripieno, denso, maturo,

di melanzane trifolate con olio d’oliva…

la cucina della nonna, che mai mentiva,

una crema liscia, morbida, che si scioglie nel palato,

sussurrando al cuore un ricordo mai dimenticato:

lo sfrigolar allegro della padella in cucina,

quando si alzava presto, indaffarata, fin da mattina!

Il miele dorato col parmigiano grattugiato,

disteso con maestria in un unico strato,

una crosta ruvida, leggera e trasparente,

che scrocchia con il cannellone, cotto al dente.

Il rosso sfacciato del peperone,

goloso come tutte quelle persone

in fila per assaggiarne uno arrostito,

nei giorni della conserva, per un pranzo più saporito.

Mettendo basilico e scalogno a decorazione,

proviamo nuovamente un’emozione:

par di sentire il profumo della festa

e nei cuori antichi di fanciulli, la contentezza

di riunirsi in famiglia nelle giornate di sole,

vivendo in allegria e pace quelle liete ore.

NOTA PER I LETTORI: La poesia vuole descrivere il piatto preparato dalla classe V D attraverso i sensi, che costituivano appunto il tema conduttore di questa nuova uscita sul blog; per questo siamo partiti dalla vista, cogliendo i molti colori degli ingredienti utilizzati nella ricetta, per approdare successivamente alla crosta ruvida e alla crema liscia e morbida al tatto, alle impressioni uditive date dallo scrocchiare allegro dei cannelloni, fino al profumo delle verdure cucinate sul fuoco, fritte o arrostite, che apre nelle menti e nei cuori di tutti finestre inaspettate sui ricordi d’infanzia: le melanzane fritte della nonna, l’usanza del vicinato di approfittare del fuoco acceso da qualcuno in estate, all’aperto, nei giorni in cui si faceva la conserva, per arrostire i peperoni, così gustosi sulla brace; delle proustiane “intermittenze del cuore” che abbiamo potuto sperimentare di persona, attraverso la preparazione di questo piatto. Abbiamo volutamente trascurato invece la descrizione dettagliata dei molti sapori che si sposano in questa ricetta, confidando nella curiosità di coloro che, tra voi, la vorranno provare!

 

Cannelloni Santo Miele

Cannelloni Santomiele

Difficoltà:bassa

  • Preparazione:90 min
  • Cottura: 40 min
  • Dosi per:5 persone
  • Costo:basso

Ingredienti: 15 sfoglie di pasta fresca; 3 melanzane; 300g di fiordilatte fresco; 3 peperoni rossi; basilico; parmigiano reggiano qb; olio EVO qb; miele di castagno 40g.

Procedimento: tagliate a cubetti le melanzane, e aggiungete del sale per far perdere l’acqua in eccesso. Cuocetele, poi, in un soffritto di aglio. Lavate e cuocete i peperoni rossi al forno a 200° per 20 minuti circa. Una volta cotti, fate raffreddare in un contenitore chiuso per spellarli facilmente. Quando le melanzane saranno fredde, aggiungete il fiordilatte a cubetti e del parmigiano grattugiato e amalgamate il tutto con cura. Scottate le sfoglie di pasta fresca in acqua bollente salata. Dopo aver scolato le sfoglie di pasta, farcite con il composto di melanzane e formate dei cannelloni. Spennellate, alla fine, i cannelloni con miele di castagno e parmigiano e disponeteli in una teglia.Infornate a 180°C per 15 minuti.

Per la salsa: pulite i peperoni e frullateli con un mixer a immersione aggiungendo dell’olio evo. Una volta pronta la vellutata, riscaldatela a fuoco basso.

Impiattate i cannelloni ancora fumanti sulla crema di peperoni calda.

Note:  per insaporire la vellutata, aggiungetevi sopra un paio di cucchiaini di pesto di basilico come nella foto.

“La vita è troppo breve per bere vini mediocri”. Johann Wolfgang von Goethe (1749 – 1832).

Per la ricetta della VD proponiamo un abbinamento con un vino bianco equilibrato e armonico. In particolare consigliamo Il Bolgheri DOC Bianco Achenio della regione Toscana. Questo vino è di un colore giallo paglierino brillante, con sfumature verdi. Il profumo si apre con un bouquet avvolgente, con sentori di pesca e mandarino, arricchiti da piacevoli note speziate di menta e caramello. Il gusto risulta piacevolmente equilibrato ed armonico, con una delicata e gradevole acidità di sottofondo. La temperatura di servizio ideale è di 12° C massimo 13° C, da degustare in un calice.

DOLCI E COLORATI…

Nell’uomo esistono recettori per il gusto, per l’olfatto, per il tatto, per l’udito e per la vista e questi vengono coinvolti anche quando degustiamo un piatto. I sensi che vengono maggiormente stimolati dai cannelloni alla Santomiele sono, a parer nostro, la vista e il gusto. Il piatto che abbiamo preparato è infatti molto colorato e spiccano i seguenti colori: il rosso-arancio della vellutata di peperoni, il verde del pesto, il giallo dei cannelloni (reso ancora di più brillante grazie al miele) e il viola dello scalogno. Il colore è importantissimo nella valutazione di un piatto e spesso è associato alla presenza di determinate sostanze e agisce a livello inconscio, influenzando il metabolismo, il senso di fame e l’umore. Sembra infatti che il colore rosso-arancio stimoli l’appetito e il metabolismo; mentre che il giallo favorisca il buon umore. Il colore verde ha proprietà rilassanti, ed è il colore che più viene associato alla natura e alla freschezza del cibo, mentre il viola aiuterebbe a gestire gli stati di stress. Per quanto riguarda il gusto, sicuramente quello predominante è il dolce sia per la pasta che per il miele di castagno che abbiamo utilizzato. A questo proposito, ci siamo chiesti come mai siamo così attratti dai cibi dolci e abbiamo scoperto che si tratta di un adattamento difensivo che abbiamo sviluppato durante l’evoluzione. In genere, infatti, il gusto dolce non solo è associato ai cibi che contengono molti nutrienti energetici, ma rappresenta anche una sorta di “sicurezza” rispetto alla loro commestibilità; a differenza dell’amaro che invece viene associato alla tossicità e a cibi velenosi. Inoltre il gusto dolce rende generalmente gli alimenti molto più appetibili e soddisfacenti. Infine il gusto dolce sarebbe in grado di agire a livello nervoso stimolando meccanismi coinvolti nell’azzeramento dell’appetito, motivo per cui, probabilmente, “c’è sempre posto per il dolce”!

… IL CANNELLONE, LA MELANZANA E IL PEPERONE

Il cannellone è un formato di pasta con una storia che sembra relativamente recente, per quanto noto, diffuso ed amato sia, soprattutto in Italia, questo piatto. La citazione più “antica” al riguardo si trova nel “Libretto di cucina” di Gio. Batta Magi (1842-1885), che riconduce il primo esempio di cannellone alla cucina toscana della metà del XIX secolo, descrivendo un succulento “Timballo di cannelloni”; mentre l’antenato più diretto di questo tipo di pasta potrebbe essere costituito da un piatto napoletano, descritto, solo poco tempo prima, da Vincenzo Corrado nel suo “Cuoco galante”: un grosso pacchero prelessato, farcito con carne e tartufi e finito di cuocere nel sugo di carne. In ogni caso, questo piatto, cucinato sempre con un ricco ripieno, deve essere stato considerato da subito un “piatto della festa”, diffuso solo sulle tavole della buona borghesia e dell’aristocrazia, non tra le classi medio-basse e povere.

Alla seconda metà del Cinquecento risale invece la diffusione in Europa del peperone, oggi ingrediente diffuso della cucina mediterranea, ma originario dell’America Latina e giunto da noi dunque solo dopo la scoperta e la conquista del Nuovo Mondo. Il termine botanico con cui si decise di indicare la famiglia di vegetali a cui si riconduce questo ortaggio era “Capsicum”, parola latina derivante forse da “capsa”, che significa scatola, con allusione dunque alla forma e alla consistenza dei peperoni e dei peperoncini, rigidi all’esterno e contenti i semi, oppure dal verbo greco “kapto”, che significa “mordo”, forse in riferimento al gusto piccante di alcuni peperoncini, che sembra “mordere la lingua”, quando si mangia. Ma il nome dato volgarmente a questo alimento era piuttosto “pepe d’India” o “pepe del Brasile” e a citarlo per la prima volta fu appunto Cristoforo Colombo, che, nel suo diario, ne sottolineava l’ampio uso tra gli abitanti di Haiti. Il peperone ci mise comunque un po’ di tempo a diffondersi nella cucina italiana, anche se veniva usato nelle ricette napoletane per condire la pasta, prima dell’avvento del pomodoro. Cenni sul peperone compaiono nella letteratura gastronomica soprattutto a partire dal Seicento, negli scritti di Carlo Nascia, cuoco alla corte dei Farnese e nell’opera “Lo scalco alla moderna” (1692-1694) del marchigiano Antonio Latini, scalco al servizio di Esteban Carillo Salsedo, reggente spagnolo del Viceregno di Napoli. Poco più di un secolo dopo, lo stesso Vincenzo Corrado che abbiamo citato in precedenza, qualifica il peperone come “cibo rustico e volgare”, ma ammette che, nella sua epoca, piaceva comunque a molte persone.

Ad epoca ben più antica si data infine l’ingresso nella cucina mediterranea e europea della melanzana, ortaggio di origine asiatica, coltivata nell’India settentrionale e forse anche in Cina ben prima della nascita di Cristo,“scoperta” dagli Arabi in Persia e da questi importata nella penisola iberica intorno al VII secolo. Come altre piante, considerate “strane” nei paesi di importazione, per forma e colore, anche le melanzane furono inizialmente evitate come cibo: gli Arabi stessi le chiamarono “al badinjian”, un termine traducibile come “uovo del diavolo” e gli spagnoli imputarono a questo ortaggio proprietà venefiche e insalubri; esso avrebbe provocato malattie come l’isteria, l’epilessia, la tisi e il cancro, alcuni sostenevano che mangiarne peggiorasse l’umore dell’uomo e altri che incupisse il colore della pelle. L’agronomo Gabriel Alonso de Herrera, nel 1513, arrivò a dire che gli Arabi le avevano portate in Europa per uccidere con esse i Cristiani e in Italia si diffuse ben presto il nome attuale di melanzana, che il botanico fiorentino Targioni Tozzetti, ancora alla fine del Settecento, considerava un “nome parlante”, col significato latino di “mela insana”, cioè frutto non sano.  Durante il Medioevo, benché già la si coltivasse nell’Europa meridionale, pare che la melanzana venisse consumata come cibo solo o soprattutto da Arabi e Ebrei, che infatti furono i primi a specializzarsi in piatti a base di melanzane. Infine in diverse opere scientifiche e letterarie del Rinascimento, così come nella tradizione popolare dell’epoca, sembra di poter rilevare una nuova concezione di questo ortaggio, decisamente meno negativa: esso avrebbe avuto infatti effetti afrodisiaci, come ricorda persino Niccolò Machiavelli nella commedia “Clizia”, dove la melanzan viene detta“adattissima per provocare la lussuria”.

 

Sitografia

http://pastaria.it/cannelloni/

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/letteratura/Scalco-alla-moderna-Antonio-Latini.html

http://www.saperesapori.it/Ilciboneltempo/Archivioarticoli/tabid/305/articleType/ArticleView/articleId/256/Il-peperone.aspx#.WOJ2q_nyjIU

https://it.wikipedia.org/wiki/Capsicum

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/orto-frutti/storia-del-peperone.html

http://www.lacucinaitaliana.it/news/in-primo-piano/storia-melanzana-suoi-nomi-stravaganti-frutto-insano-cibo-afrodisiaco/

http://www.naturalmentescienza.it/sections/?s=207

DE LA CUISINE À LA LITTÉRATURE

Nous avons choisi de proposer à nos lecteurs le poème de Charles Baudelaire « Correspondances », inclus dans le célèbre recueil « Les Fleurs du Mal » parce qu’il est lié au thème des sens et il décrit plusieurs sensations différentes.

Nous le proposons à travers le sens de l’ouïe car, en suivant le lien ci-dessous, vous pourriez l’écouter (c’est Gilles-Claude Thériault qui lit une parmi les plus belles pages de la littérature symboliste).

Mais qu’est-ce que les élèves de la classe V D pensent du sonnet de Baudelaire ?

A. écrit : « Je pense que le poème est intéressant parce qu’il décrit la nature avec beaucoup d’images. Mon vers préféré est Il est des parfums frais comme des chairs d’enfants : cette comparaison me rappelle mon enfance ».

D. écrit : « Je trouve ce poème très intéressant parce qu’il me rappelle mon enfance avec les images de la nature, les vertes prairies et le parfum des muscs sauvages. Quand j’ai étudié Baudelaire, j’ai aimé sa personnalité, sa pensée et sa manière d’exprimer son mal de vivre ».

S. écrit : « J’aime ce poème parce qu’il crée des liens entre la nature et la vie des hommes à travers le langage. Ma strophe préférée est la numéro 2 parce qu’on y trouve, grâce à la synesthésie, plusieurs sensations ».

Et vous? Qu’est-ce que ce poème vous inspire? Écrivez-nous vos impréssions et sensations. Merci bien 🙂

 

Annunci