Abbracci di Faraona

Ispirati dal luogo, tra le colline senesi fino alla Maremma, e dalle tradizioni contadine dove tutto il cibo è casereccio, ci siamo inventati un formato di pasta fresca che ci è piaciuto chiamare “abbracci”. Dall’aia locale abbiamo tirato fuori la faraona con cui abbiamo fatto il ripieno e in cui abbiamo aggiunto le olive tritate di San Gimignano, tutti prodotti a km 0. In concomitanza con le prime prove del piatto, un’insolita nevicata ci ha dato l’idea di adagiare la pasta ripiena su un manto cremoso e bianco, fatto di latte caprino e aromatizzato con pecorino di Pienza.

Da questa illuminazione nasce  Abbracci di faraona 

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Quest’anno abbiamo studiato il Grand Tour del 1700 ma noi, qui, scegliamo di raccontarvi il nostro Grand Tour… culinario!

“Sin dalla mia infanzia sono sempre stato curioso e mi sono sempre interessato a culture diverse dalla mia. Ero poco più di un bambino quando, per la prima volta, ho assaggiato il riso al curry. All’inizio il colore giallino di quella salsa non mi ispirava granché… io ero abituato ai colori vivaci della nostra cucina. Una volta assaggiato quel piatto ho sentito un’esplosione di sapori e con la mia mente di bambino ho iniziato a viaggiare e mi immedesimavo in Sandokan e nelle sue avventure. Da allora il riso al curry è uno dei miei piatti preferiti e ogni volta che lo mangio ritorno bambino”.

“Le fave hanno per me il sapore della famiglia e di mio padre che non c’è più”.

“1988. Sicilia. Io, mia moglie e i miei figli. Un risotto al cioccolato secondo i miei figli ma in realtà sapeva di mare e di Venere… era un magnifico risotto al nero di seppia”.

“20 anni fa. Bangkok, Thailandia. Una sera, in un mercato notturno con tante bancarelle, vidi formiche giganti e cavallette fritte. Tutto ciò era inimmaginabile per me. Alla fine le ho mangiate e vi garantisco che non sono poi così cattive anzi sono ottime per chi vuole dimagrire e assumere proteine senza grassi. Hanno un sapore simile al pesce fritto e, per mangiarle senza problema, vi consiglio di non pensare che state mangiando insetti”.

“Anni ’90. Spagna. La paella… quel riso e quel gusto, per me tutto nuovo, che ancora oggi non dimentico”.

“Anni ’70. Calabria. Il mio primo viaggio culinario l’ho fatto tra gli scogli, è stato un viaggio che profumava di trasgressione. Io e i miei amici marinavamo la scuola e, dopo aver comprato del vino e del pane, ci dilettavamo a staccare le “patelle” dallo scoglio. Erano tutte cose che facevamo di nascosto e questo ci faceva amare ancora di più quelle avventure e ci faceva realmente apprezzare quel cibo da noi conquistato”.

“Milano, molto tempo fa. Arrivato a Milano, mi prepararono un piatto che,a vederlo, non mi ispirava ma che, poi, mi ha lasciato senza parole quando l’ho assaggiato: la pasta al gorgonzola. Quel sapore intenso e unico, totalmente diverso dai gusti della mia cucina, ricca di spezie. La pasta al gorgonzola è diventato il mio piatto preferito”.

“Monte Vergine (Campania), più di 40 anni fa. Da bambino sognavo e desideravo di andare a fare il grand tour e, per questo evento, dovevo sempre aspettare l’autunno, tra settembre e ottobre. Finalmente arrivò l’anno in cui i miei genitori decisero di portarmi a questo “evento” : era il mio grand tour, il primo della mia vita! Tutta la notte attesi l’alba e, finalmente, si parte! E’ stata una gita bellissima e, se ci ripenso, ancora rammento l’aria buona e le tante bancarelle che vendevano castagne, salame, provoloni e soprattutto torrone, il torrone… del prete. Ancora oggi, dopo più di 40 anni, il mio grand tour ha sempre quello stesso sapore di aria fresca e di torrone del prete!”

UN BEL PIATTO DI PASTA E’ RICCO E MERITEVOLE DI TANTE CURIOSITA’

Oggi insieme possiamo ripercorrere la storia della pasta.

Caro lettore, sapevi che, nell’epoca greco – romana, la pasta non era un primo piatto? Ci sono citazioni di Cicerone, Orazio e Apicio che ci parlano di un impasto di acqua e farina che poi veniva tagliato a falde e chiamato “lagana” (ancora oggi questo tipo di pasta è tipico di alcune zone del Sud Italia). Veniva cotta al forno oppure in acqua, brodo o latte e veniva condita con del formaggio. Pur essendo pasta, veniva servita come contorno alle pietanze più comuni quali carni, verdure, uova o pesce.

Solo nel Medioevo la pasta inizia a diffondersi come categoria a sé e nascono le prime botteghe in cui si produce e si vende. Si trovano le prime testimonianze dei maccheroni siciliani e dei vermicelli. Dobbiamo aspettare il 1500 per avere menzione della parola “pasta” in un testo del viceré Don Giovanni D’Aragona che ne vanta la produzione per guerra e carestia. Dobbiamo, poi, agli arabi l’invenzione della pasta secca: tale procedura veniva usata per la conservazione durante gli spostamenti nel deserto. Questa tecnica viene importata in Sicilia ed è per questo motivo che Sicilia, Sardegna e la città di Genova diventano i centri più antichi di produzione e di esportazione della pasta. Altra città importante per la produzione della pasta é Napoli che, a distanza di un secolo, trasforma la produzione della pasta da manuale in meccanica. Nel 1600 infatti, grazie all’utilizzo del torchio, si può produrre pasta in maggiori quantità e a prezzi più bassi e, così, nella Napoli di Masaniello la pasta diventa un alimento a basso costo, facilmente conservabile ma, soprattutto, un alimento in grado di saziare. W. V. Goethe, nel suo viaggio in Italia, rimase sbalordito dai maccheroni a Napoli conditi solo con formaggio e basilico.

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Luoghi che poi diventeranno famosi per la produzione della pasta sono Gragnano e Torre Annunziata, paesi tradizionalmente dediti alla lavorazione del grano in pastifici artigianali, con i loro mulini costruiti sui corsi d’acqua dei Monti Lattari, sin dai tempi dei romani. Fu Federico II che portò qui quest’arte dalla Sicilia.

L’accoppiamento con il pomodoro, divenuto poi un classico della cucina italiana, nasce successivamente, nel 1835. E’ dall’Ottocento, infatti, che la pasta diventa stereotipo per eccellenza dell’italianità. Questo grazie soprattutto a Pellegrino Artusi che, nella sua raccolta di ricette, ha creato la tradizione e ha dato alla pasta un ruolo autonomo che diviene il simbolo di un’intera nazione. E’ con Artusi che la pasta diventa il primo piatto nei menu degli italiani.

Da quel momento in poi l’Italia, e non solo Napoli, diventa rinomata in tutto il mondo per la produzione di pasta. Proprio per questo, gli italiani a lungo sono stati bollati come “mangia foglia” o “mangia maccheroni”. Ma è proprio grazie a tutti i numerosi “mangia maccheroni” immigrati italiani che la pasta è diventato un piatto famoso in tutto il mondo tanto che, oggi, è il cibo pop per eccellenza.

SI PUO’ ABBINARE IL NOSTRO FENOMENO PRELIBATO A FORMULE SCIENTIFICHE?

Noi ci abbiamo provato e…

Se guardiamo bene l’immagine del piatto o portata, come meglio si può dire, è facile focalizzare una forma di frattale.

Osservando ed escludendo la forma della ceramica, tutto lascia pensare ad un fiocco di neve sottostante ad un triangolo.

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Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete allo stesso modo su scale diverse.

Infatti le immagini frattali sono considerate in matematica oggetti di dimensione non intera ma frazionaria.

Ad esempio la curva di Helge Von Koch, matematico svedese ha dimensione cioè è un numero razionale. Ecco la costruzione della curva di Koch a partire da un triangolo equilatero.

  • Si parte da un segmento di lunghezza L
  • Si divide il segmento in tre parti uguali
  • Si sostituisce la parte centrale con i due lati di un triangolo equilatero
  • Si itera il procedimento per ogni nuovo segmento

Charles Hermite, noto matematico francese dichiarava davanti alla curva di Koch di “ritirarsi con spavento e orrore da questa piaga lamentevole delle funzioni che non hanno deriva”: questo perché la curva di Koch si dimostra avere area finita ma perimetro infinito!

Ingrandendo qualunque frattale in ogni sua parte si ottiene una figura simile all’originale: si tratta infatti di un’omotetia detta anche auto-similarità oppure autosomiglianza.

La natura produce figure frattali: per esempio in certe specie di alberi, ogni ramo è simile all’albero intero ed ogni rametto è a sa volta simile al ramo e così via.

Si possono inoltre notare, osservando dall’alto, fenomeni di auto-similarità nella forma di una costa o di un golfo.

Frattali sono presenti nel profilo geomorfologico delle montagne, nelle forme delle nuvole, nei cristalli di ghiaccio e perso in alcuni fiori!

Infine potremmo aggiungere, ricongiungendoci al piatto presentato, che partendo da un triangolo si può arrivare ad una doppia porzione o tripla senza cambiare l’estetica della sostanza, costruendo proprio il fiocco di neve di Koch.

E allora, possiamo concludere che la geometria che descrive la natura è proprio la Geometria frattale!!!

QUANTO CI COSTI?

Calcolo costo primo piatto

Prezzo Euro

  • 500 g di faraona                            6,00
  • 300 g farina 00                               0,31
  • 50 g farina di semola                    0,10
  • 100 g di porro                                 0,20
  • 50 g olive                                         1,00
  • 30 g olio oliva                                 0,30
  • 250 g latte capra                            0,90
  • 100g ricotta pecora                       1,00
  • 50 g pecorino Pienza                    0,75
  • 150 ml vino bianco                       0,75
  • 1 uovo  0,45
  • 1 carota 1 costa di sedano 1 cipolla 3-4 foglie cavolo nero 1,00

Costo per 4 persone                                                                              12,76

Costo per persona:    12,76/4                                                                3,19

Nel calcolare il COSTO PRIMO del piatto abbiamo tenuto conto di tutti i COSTI DIRETTI che possiamo imputare al piatto stesso.

Il COSTO PRIMO quindi, viene determinato dalla somma delle materie prime (ingredienti) utilizzati per la realizzazione della ricetta.

 

SUSHI ELLENICO

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La scelta di preparare il sushi nasce da un nostro grande desiderio: vivere la vita nel tentativo di riscoprire i piaceri e i sapori del mondo.

Partendo dalla ricetta base del sushi – nori, abbiamo combinato una miscela di sapori pensando all’incontro di tre diverse culture: quella italiana, quella spagnola e quella indiana; questo ci  ha permesso di viaggiare per il mondo trasportati da idee creative. Mentre eravamo presi dalla preparazione del piatto, ci è sembrato di non essere in carcere ma di far parte di una brigata di cuochi in carriera… e chi lo sa, forse un giorno lo saremo! Questo, in realtà, accade spesso quando siamo nel laboratorio di cucina. Questa scuola ci dà tante soddisfazioni e avere, poi, la possibilità di sperimentare nuove idee è un modo per sentirsi utili e apprezzati da chi ha avuto il coraggio di fidarsi di noi. Quando in cucina assemblavamo il piatto siamo stati tutti assaliti da un’inaspettata emozione, difficile da spiegare anche a giorni di distanza. Forse quell’emozione era dovuta al fatto che, nonostante le difficoltà iniziali, siamo ugualmente riusciti a raggiungere l’obiettivo prefissato. Davvero una bella sensazione poter ammirare un piatto preparato e abbellito dalla nostra semplice fantasia!

“La semplicità nel decorare il piatto nasce da un mio lontano ricordo. Pensavo a quando andavo alle scuole medie e ai momenti in cui nelle lezioni di musica suonavo la “melodica” (uno strumento a fiato) e alle note armoniose che accompagnavano la mia lezione preferita. Non so perché ma mi affascinava così tanto la chiave di violino che la disegnavo ovunque, anche sui muri. Così quando ho iniziato a darle forma sul piatto ho avuto come la sensazione di rivivere il passato, un momento di pura magia interrotto dal suono stridente dei cancelli”.

Abbiamo chiamato il nostro piatto Sushi ellenico perché il termine “Ellenismo” ci riporta ad Alessandro Magno, uno dei protagonisti della storia antica, il cui grande merito è stato quello di diffondere la civiltà greca nel mondo mediterraneo, eurasiatico e orientale. Per la prima volta, dunque, si assiste alla fusione di più culture: quella dell’Asia Minore, dell’Asia Centrale, della Siria, della Fenicia, dell’Africa del Nord, della Mesopotamia, dell’ Iran e dell’India. La conseguenza di questo incontro è stata la nascita di una civiltà, detta appunto Ellenica, che fu modello di cosmopolitismo, di filosofia, di economia, di religione, di scienza e di arte.

Dosi per:  6 persone     Difficoltà: alta    Preparazione:  1 ora  

Cottura:   pollo 20 minuti, verdure 20 minuti, riso 15 minuti

Ingredienti

brodo vegetale

riso 200g

aglio in camicia 1 spicchio

pomodori pelati 100 g

pisellini 50 g

zucchine 100 g

carota 100 g

sedano 100 g

cipolla 50 g

funghi champignon 50 g

porro 50 g

cavolo nero 3 foglie

alga sushi – nori

olio d’oliva

pollo 150 g

salsiccia n. 1

curcuma – paprika dolce – pepe nero – sale q. b.

lardo 50 g

Preparazione:

Pulite le verdure. Tagliate porro e cipolla a julienne, mentre con le altre verdure create una dadolata di circa mezzo cm di lato. Tagliate poi il pollo e la salsiccia a straccetti delle stesse dimensioni.

Iniziate adesso le cotture. In una padella fate sciogliere metà del lardo con un fondo d’olio e rosolate il pollo e la salsiccia. Aggiungete, a questo punto, la curcuma e regolate di sapore con pepe e sale. Se necessario, per finire la cottura, bagnate il tutto con il brodo vegetale e terminate la cottura. Nel frattempo in un’altra padella fate sciogliere il restante lardo con un fondo d’olio d’oliva e fate soffriggere prima gli odori e poi le verdure, aggiungendole una alla volta a seconda del tempo di cottura necessario.

Aggiungete il riso e farlo tostare. Aggiungete il pomodoro, la paprika dolce e regolate di sapore. Continuate la cottura bagnando con il brodo di tanto in tanto e fate cuocere il riso senza farlo asciugare troppo. Quando il riso è a metà cottura aggiungere il pollo speziato e finire la cottura.

Una volta cotto il riso stendete una piccola quantità di questo sopra un foglio di alga nori e una piccola quantità su alcune foglie di porro precedentemente lessate in acqua acidula e salata. Arrotolate l’alga su se stessa cercando di compattare bene il riso al centro. State particolarmente attenti a non lasciare bolle d’aria.

Fate raffreddare bene il rotolo di sushi per aiutare il riso a compattarsi meglio. Dopodiché tagliate il vostro sushi in fette spesse 2 cm. Questa è una fase molto delicata e  la preparazione si potrebbe sfaldare. Servite il tutto freddo su un piatto da portata.

 

 

Il mondo…

“Mondo è tutto ciò che ci circonda, sia nel bene che nel male: è fatto sia di stelle splendenti sia di meteore che si eclissano nello spazio infinito. Il mondo è come la sfera di un orologio le cui lancette scandiscono il tempo in tutte le cucine del creato”.

“Da dove vengo? Penso all’universo, al mondo… tante domande, tante certezze, poche risposte. Ecco, il cerchio ristretto! dove tutto è bene o quasi, dove tutto c’è ma non si trova! Agiamo, usciamo dal cerchio! Non possiamo pensare di vivere in un cerchio ristretto e pensare che esista solo il nostro mondo. In realtà il mondo è come un orologio di altissima precisione e, chissà, magari la vita è un’arte…l’arte di un orologiaio!”

Limiti…

Limiti di paura, limiti d’amore, limiti inconsapevoli mettono in catene i miei sentimenti.

La mia anima è debole, soffoca sotto il peso delle mie colpe.

Le mie lacrime tracciano limiti d’angoscia, li allontanano con un gesto della mano e poi ritornano.

Preferisco patire dolore che rimanere imprigionato tra le trame delle mie incertezze.

Chiedo aiuto ai miei sogni, ma non mi ascoltano.

Mi mancano le carezze di mai madre, gli sguardi intensi di mio padre: li ritrovo ignari viaggiando con la mente.

Ora ricordo!

Ricordo i mille baci di mia madre, i passi incerti da bambino, l’amore perduto, il calore di un saluto sincero, il rumore del mare, i colori e i sapori del mondo.

Non sento più dolore né il peso delle mie catene perché so di oltrepassare i miei limiti stringendo un felice pensiero….

E GLI INGREDIENTI?

… valore nutritivo del piatto

Il piatto che abbiamo pensato e preparato è un po’ come una finestra sul mondo che si affaccia in particolare sul Giappone, la Spagna, l’Italia e l’India. Un incontro di sapori determinato dall’utilizzo di alcuni particolari ingredienti: l’alga nori, il riso e la curcuma.

L’alga nori è un’alga rossa chiamata anche “lattuga di mare” che oltre al Giappone è presente anche in Cina, in corea ed in Europa. Tra le macroalghe è sicuramente quella più nutriente, infatti ha un contenuto proteico di circa il 30%. Interessante è l’elevata presenza dell’amminoacido taurina che aiuta il fegato ad espletare al meglio le proprie funzioni e dell’acido glutammico che, associato al sodio, forma il glutammato monosodico, un esaltatore di sapidità. Quest’alga è ricca di vitamine (A, C, acido folico e cobalamina), sali minerali (ferro, calcio, manganese, zinco, rame, selenio e iodio) ed alcuni fotocomposti tra cui il beta-carotene. Queste sostanze possiedono una forte azione antiossidante, capace di contrastare l’invecchiamento cellulare e di prevenire la comparsa di alcune forme tumorali. Abbondante è la presenza di acidi grassi polinsaturi della serie Omega-3, che permettono di abbassare i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue operando nel complesso un’azione cardioprotettiva. La generosa quantità di fibra alimentare inoltre, può risultare utile nell’alimentazione dei soggetti sovrappeso/obesi (conferisce un maggiore senso di sazietà) e dei diabetici (aiuta a limitare l’assorbimento degli zuccheri a livello intestinale).

Il riso è sicuramente l’ingrediente base per la preparazione della paella alla valenciana che abbiamo preparato con pollo e verdure. Il riso, pur essendo un cereale originario dell’Asia, viene anche coltivato in Italia con ampio successo. La coltivazione è concentrata principalmente in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. In particolare, nella Pianura veronese viene coltivato il riso “nano vialone veronese”, un’eccellenza tutta italiana, meritevole del marchio IGP e molto apprezzato per la preparazione dei risotti.

La maggior parte delle spezie che utilizziamo nella preparazione dei cibi sono di origine Orientale e sono arrivate a noi  grazie ad itinerari marittimi e terrestri che univano Europa e Oriente tramite la “via delle spezie”. Anche l’Italia ha partecipato attivamente a questo prezioso scambio tramite le rotte commerciali delle Repubbliche marinare. Tra le varie spezie che abbiamo utilizzato nella nostra ricetta, merita una particolare attenzione la Curcuma o “zenzero d’India”. Si tratta di una pianta perenne originaria dell’Asia meridionale ed utilizzata come colorante, in cosmetica, in medicina e nell’alimentazione. La presenza di sostanze chiamate “polifenoli curcuminoidi”, capitanate dalla curcumina, rendono questa spezia molto preziosa per le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali. La curcuma è in grado infatti di contrastare lo stress ossidativo, fattore scatenante dell’invecchiamento cellulare e di numerose malattie tra cui quelle neurodegenerative e cardiovascolari. Inoltre aiuta a ridurre i processi infiammatori causa di numerosi disturbi. Infine le proprietà antitumorali derivano, in particolare, dal fatto che questa spezia sembri ridurre le attività che provocano danni al DNA e di indurre la morte cellulare programmata, attività che risulta assente nelle cellule tumorali.

Per concludere, ci sembra che questo piatto sia nutrizionalmente abbastanza valido, nonostante l’utilizzo di grassi da condimento di origine animale, perché ricco di principi attivi con attività biologiche più che apprezzabili. Inoltre, è un piatto unico che si presta bene anche all’alimentazione di soggetti celiaci.

LA NOUVELLE CUISINE

Il tema del mondo, e il conseguente concetto di cosmopolitismo, ci riporta storicamente al 1700, secolo di grandi rivoluzioni e di importanti trasformazioni all’interno della società.

In linea con le idee politiche e filosofiche più innovative e rivoluzionarie, nei primi decenni del 1700 si ebbe anche una riforma della cucina che portò alla nascita della cucina borghese e moderna o nouvelle cuisine. Patria di questa rivoluzione è la Francia.

La gastronomia francese, infatti, tra il 1600 e il 1700 trasforma i gusti tradizionali del Medioevo e del Rinascimento grazie alla sperimentazione di nuovi principi quali la naturalità, la delicatezze e la separazione dei sapori. Viene, così, soppiantata l’idea di una cucina basata sull’artificio e sui contrasti dei sapori. Si verifica, con questo nuovo metodo, un mutamento radicale soprattutto per il gusto: la cucina delle carni, delle spezie e dei sapori forti del Medioevo è spazzata via da una cucina che scopre i gusti freschi degli alimenti; “la zuppa di cavolo deve sapere di cavolo, il porro di porro, la rapa di rapa” diceva Nicolas de Bonnefons, maestro di sala alla corte di re Luigi XIV.

L’uso delle spezie, allora, viene progressivamente abbandonato nella cucina settecentesca perché la nuova filosofia culinaria tende a emarginare tutto ciò che snatura i sapori. Vengono utilizzati aromi più semplici ed erbe profumate di produzione locale. Ad accompagnare i sapori delicati della nuova cucina c’è l’impiego dei grassi, nuovo ingrediente delle salse di accompagnamento che modifica radicalmente la struttura del cibo.

Mentre la cucina francese si impone come modello in Europa, quella italiana vive una stagione apparentemente dimessa ed è caratterizzata da una dimensione localistica. In questo stesso periodo, infatti, in Italia vengono pubblicati diversi libri di cucina, tra cui Il cuoco galante (1773) del napoletano Vincenzo Corrado il quale si sforza di integrare la cucina straniera con quella locale. Il cuoco, pur  non manifestando alcun pregiudizio nei confronti del lessico ormai del tutto francese, tiene fede alla pratica tradizionale della cucina italiana. Corrado, dunque, è stato il primo a valorizzare la cucina italiana e, soprattutto, è stato il primo a mettere per iscritto la cucina mediterranea, motivo per cui il suo libro fu poi richiesto in tutto il mondo.

CURIOSITA’

British Cooking and Spices

Britain has always been a great trading nation. Saffron was first introduced into Cornwall by the Phoenicians at a very early date when they first came to Britain to trade for tin. It is still used today in British cooking. The importation of foods and spices from abroad has greatly influenced the British diet. In the Middle Ages, wealthy people were able to cook with spices and dried fruits from as far away as Asia.

In Tudor times, new kinds of food started to arrive due to the increase in trade and the discovery of new lands. Spices from the Far East, sugar from the Caribbean, coffee and cocoa from South America and tea from India. Potatoes from America began to be widely grown.

The growth of the Empire brought new tastes and flavours – Kedgeree, for example, is a version of the Indian dish Khichri and was first brought back to Britain by members of the East India Company.

Nowadays you can sample cuisines from all around the world – Chinese, Indian, Italian, French, American, Spanish, Thai, etc., reflecting the ethnic diversity of Britain today as well as the modern ease of travel.

So what is British cuisine? Roast Beef and Yorkshire Pudding, Steak and Kidney Pie, Trifle – these are the dishes that everyone associates with Britain. But like the country of Britain which is constantly changing and evolving, so is British food, and whilst today these dishes are ‘traditionally British’, in the future perhaps dishes such as the British Curry will join them!

The Imperial Units

The system of imperial units or the imperial system (also known as British Imperial) is the system of units first defined in the British “Weights and Measures Act” of 1824, which was later refined and reduced. The Imperial units replaced the Winchester Standards, which were in effect from 1588 to 1825. The system came into official use across the British Empire. By the late 20th century, most nations of the former empire had officially adopted the metric system as their main system of measurement, although some imperial units are still used in the United Kingdom, Canada and other countries formerly part of the British Empire.

The system includes Apothecaries’ units, Length units, Area units, Volume units, Mass and Weight units.

British law now defines each imperial unit in terms of the metric equivalent. The metric system is in official use within the United Kingdom for most applications; however, use of imperial units is widespread amongst the public, and all UK roads use the imperial system except for tonnage and newer height or width restriction signs.

The United Kingdom completed its legal partial transition to the metric system (sometimes referred to as “SI” from the French Système International d’Unités) in 1995, with some imperial units still legally mandated for certain applications; draught beer and cider must be sold in pints, road-sign distances must be in yards and miles, length and width (but not weight) restrictions must be in feet and inches on road signs (although an equivalent in metres may be shown as well), and road speed limits must be in miles per hour, therefore instruments in vehicles sold in the UK must be capable of displaying miles per hour.

Internet sources:

http://www.historic-uk.com/CultureUK/History-of-British-Food/

http://en.wikipedia.org/wiki/Imperial_units

Le thème « le monde » nous a fait penser à tous les endroits où on parle français (les pays francophones) et aux spécialités gastronomiques qu’on trouve dans la France d’outre-mer.

Qu’est-ce que c’est la France d’outre-mer ?

Outre ses régions métropolitains, la France compte des territoires dispersés dans le monde entier :

– quatre départements et régions d’outre-mer (DROM), situés dans les régions tropicales : la Guadeloupe, la Martinique, la Réunion, la Guyane. Ces départements font partie de l’Union Européenne ;

– des collectivités d’outre-mer (COM) : la Polynésie française, Wallis-et-Futuna, Saint-Pierre-et-Miquelon, Mayotte, Saint-Martin et Saint-Barthélemy.

– la Nouvelle-Calédonie (une collectivité sui generis) et les Terres australes et antarctiques françaises (TAAF) qui ont un statut particulier.

 Dans ces territoires, on peut goûter des plats typiques, symbole d’exotisme. En général, la cuisine d’outre-mer est le fruit d’un métissage de cultures et de goûts et elle propose souvent des plats très colorés et épicés.

Nous nous sommes inspirés de ses caractéristiques pour la réalisation de la recette que nous avons réalisée et appelée sushi hellénique. L’adjectif hellénique se réfère à un grand personnage historique, Alexandre le Grand, et à son esprit de découverte, sa passion pour les voyages, son intérêt pour des destinations lointaines. Les territoires auxquels nous avons pensé sont ceux de la France d’outre-mer qui ont également inspiré notre dessein, où la France est la vraie protagoniste (VOIR LA GALERIE DES PHOTOS).

L’art gastronomique français : les spécialités gastronomiques citées dans notre dessein

Dans le dessein que nous avons réalisé, la France métropolitaine est représentée par un symbole de la Révolution française et de la lutte à faveur de la liberté : la Bastille. En revanche, la France d’outre-mer est  présente à travers la citation de certains de ces territoires (la Guyane, la Réunion, la Nouvelles Calédonie, les Antilles) et de quelques plats typiques que nous allons vous présenter ci-dessous:

Cari : l’un des plats principaux de la cuisine de la Réunion. Il se compose d’une base d’oignon, d’ail et d’épice comme le curcuma sur laquelle on fait frire poisson, viande, œufs et à laquelle on ajoute ensuite de la tomate.

Cassave : cette galette à base de farine de manioc est consommée comme du pain dans les Caraïbes. La farine de manioc sert également de base à la réalisation du féroce d’avocats, un plat typique des Antilles, ou du couac en Guyane.

Cerf  rusa : mammifère introduit en 1870 en Nouvelle-Calédonie, originaire de Java dont la chair est appréciée et préparée en rôti, ou cru servi en salade ou encore en saucisson. La viande du cerf rusa est très tendre et savoureuse.

Chiquetaille : apéritif salé que l’on consomme aux Antilles sur des toasts, le plus souvent associé à de la morue. La Chiquetaille est obtenue en grillant les filets de poisson, en les émiettant puis en ajoutant divers ingrédients (épices, ail, piment, citron,…).

Poudre de colombo : ce mélange d’épices (curcuma, cumin, coriandre, clous de girofle, poivre noir, fenugrec, moutarde, gingembre) de couleur jaune est la base du célèbre plat du même nom : le colombo antillais ou guyanais. Avec la même poudre on réalise différentes variétés de colombo : colombo au poulet, à l’agneau, au porc, au cabri, aux langoustes, au thon, aux crevettes…

Ces informations sont tirées du site internet :

http://france.fr/fr/infosredac/glossaire-culinaire-outre-mer

Consultez-le, vous y trouverez aussi de belles photos ! De plus, vous pourriez connaître aussi des autres spécialités d’outre-mer où, comme dans notre « sushi hellénique », les épices, les couleurs et le goût d’exotisme sont en premier plan.

Qu’est-ce que les élèves pensent de ce blog ?

A. dit : « La réalisation de ce blog nous a donné la manière de lier le passé au présent : le passé est représenté par les souvenirs que nous avons évoqués dans beaucoup de nos travaux ; le présent est le monde d’internet, une réalité que nous ne connaissons pas très bien. J’ai découvert qu’est-ce que c’est un blog et ça a été une très belle surprise ! »

G. dit : « Pour moi, le blog a été une manière de sortir à l’extérieur et faire connaître à ma famille mes travaux et mes créations ! »

E. dit : « Le blog a été un moment de partage avec les autres et de réflexion sur moi-même. Il m’a aussi permis d’expérimenter ma fantaisie !

Et vous ? Qu’est-ce que vous pensez de notre travail ?

E IN CONCLUSIONE… BRINDIAMOCI SU!!

La classe IV C  per il tema “Il Mondo” ha realizzato un cocktail con un ingrediente usato principalmente nei paesi orientali: si tratta della radice di Zenzero, conosciuta anche con il nome inglese di Ginger.

Nella cucina Asiatica, lo zenzero è utilizzato  come accompagnamento di altre spezie: la noce moscata, il cardamomo e la cannella. La radice fresca viene utilizzata come ingrediente nei piatti di curry di lenticchie e legumi in generale, nei piatti di carne e pollo. Nella cucina giapponese, in particolare, lo zenzero è normalmente servito in forma di pickle (sottaceto agrodolce). La radice tenera, una volta affettata sottile si aggiunge in salamoia con limone o aceto, pepe e sale e viene servita con il sushi.

Nella cucina occidentale invece viene utilizzato nei piatti a base di carne, pesce e verdure, ma principalmente per preparare torte e biscotti. Una delle ricette tipiche della tradizione inglese sono proprio i gingerbread o biscotti di pan di zenzero, realizzati nel periodo natalizio. A volte si utilizzano anche i germogli, le foglie e le infiorescenze della pianta consumati crudi o cotti.

Ginger Orange

Ingredienti:

1/3 di succo di limone fresco

2/3 di succo di arancia fresca

1 cucchiaio di zenzero grattugiato

Versare tutti gli ingredienti in uno shaker con ghiaccio, shakerare bene e filtrare in una coppetta da cocktail ghiacciata, guarnire con fette di limone e arancia e una foglia di menta.

Si può anche servire il cocktail in un cestino di arancio con il seguente procedimento:

Con un coltellino affilato intagliare le arance a forma di cestino, lasciando il manico nel centro e svuotarle delicatamente.

In seguito versare dello sciroppo di menta nella coppetta da cocktail, per ottenere un contrasto di colori, e inserire il cestino di arancio nel bicchiere. Versare gli ingredienti shakerati nel cestino e guarnire con una foglia di menta e una cannuccia.

Cin Cin!!! Cheers!!! Santé!!!

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