Che cosa succede quando i nostri corsisti di ‘dentro’ “parlano” con gli studenti di ‘fuori’? Succede che “la scuola ti fa conoscere il vero te stesso”

“Cari ragazzi,

siamo un gruppo di detenuti che frequentano la scuola Enogastronomica della sede carceraria di Ranza, San Gimignano. Chi vi scrive è un “galea”… mi spiego meglio: un carcerato che ha trascorso 10 anni dietro le sbarre viene definito “galeotto”, quello che ne ha trascorsi 20 viene definito “galeone”, quello di 30 è classificato come “galea”.

Premetto che siamo padri, nonni, siamo quelli che vedete intorno a voi, persone normalissime: sorridiamo, ci emozioniamo ma non graffiamo e nemmeno mordiamo. Siamo come cartoni animati, veniamo disegnati, animati, musicalizzati e mossi come marionette in un teatrino. Vi consigliamo di non guardare mai un film dietro lo schermo: si deve stare davanti per osservare il materiale, la trama e il personaggio; i pregiudizi non si devono applicare con gli occhi chiusi e da lontano ma con gli occhi aperti e da vicino per constatare la vera realtà.

Nella vita si sbaglia, si paga e si cambia. La scuola ti dà l’immortalità, ti fa conoscere il vero te stesso, ti nutre di informazioni, ti fa crescere mentalmente. La scuola è la rinascita delle persone come noi. Siamo persone rinate e nuove.”

 

“Luce. Buia. Una stanza dove ti trovi solo con il passato. Una stanza dove tutte le cose che fuori trovavi scontate adesso non lo sono più. Una stanza, ci entri e sei descritto come il cattivo. Una stanza, e io da fuori la vedo come un insegnamento.

Attraverso le vostre storie penso a cosa io realmente ho. Penso a quello che avete voi, a quello che vi è stato tolto, a voi che non siete marionette, a voi che, come noi, siete esseri viventi e avete bisogno e diritto di altre possibilità. Ma chi non sbaglia?

Penso che la rieducazione, intervento educativo che mira all’inserimento di individui nella società, sia questo. La rieducazione però non avviene solo in carcere. La viviamo anche noi tutte quelle volte in cui i nostri genitori ci dicono per esempio, per ripetute volte, di riordinare la camera.

Voi vedete l’istruzione come una sorta di salvezza, per noi invece non è così. Facciamo di tutto per saltare un giorno di scuola mentre voi per andarci rinunciate anche alla vostra ora d’aria.

E’ davvero notevole la differenza di cose che apprezzate voi e quelle che apprezziamo noi. Dietro le sbarre non so come ci si possa sentire ma, leggendovi, ho capito che dobbiamo ritenere importante tutto ciò che abbiamo perché un giorno, senza forse nemmeno essere consapevoli delle azioni che compiamo, potremmo perdere ciò che davvero dovrebbe essere considerato più prezioso dell’oro.”

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30 MAGGIO 2018: IL NOSTRO “INFINITO”… “e il naufragar m’è dolce in questo mare”

 “Il 30 maggio 2018 non mi sono sentito un numero di matricola ma una persona.

Ecco cosa ci è successo.

Un’insolita pioggerella non ha potuto rovinare l’evento Insieme con gusto.

Tutto era pronto… sedendo e mirando il ritagliato spazio: un prato verde, due gazebi, tavoli e sedie addobbati, circondati da siepi ove pure svettano maestosi pini… ma avverse condizioni meteo escludevano il guardo verso l’evento tanto atteso. Ma ecco che gli interminabili minuti di silenzio sono finalmente interrotti da rinata euforia per grazia ricevuta. La manna arriva dall’alto, la direzione penitenziaria per favorire lo svolgimento dell’evento, concede la sala colloqui. IL SOGNO RICOMINCIA A ESSERE REALTA’. Si improvvisa tra i mille colori delle pareti, si orna con tanta professionalità e, in un batter d’occhio, tutto diventa eccellente.

 Ed ecco un ristorante con quattro sale, veduta panoramica sul verde della natura che caratterizza il luogo. Solo di dieci minuti è il ritardo sull’orario previsto, il pranzo è raccolto in una delle sale ed è lì che viene esposto tutto il buffet, su tavoli ornati di rose rosse. Tutto è pronto e delizioso per essere fotografato e immortalato dalle telecamere. Entrano gli invitati, circa ottanta, e tutto diventa un prezioso gusto, un sapore che sa di libertà. Il cibo viene servito ai tavoli, non manca l’intrattenimento teatrale della compagnia detenuti del carcere che improvvisa monologhi. Ogni cosa è gradevole; il menù propone rustici e pan salati farciti, svariati apertivi, primi piatti, secondi, contorni, frutta e tanti dolci per il lieto fine. Un pranzo per tutti i gusti, per vegetariani e vegani compresi!

Tutto è stato preparato e servito con alta professionalità da circa venti studenti dell’Istituto Enogastronomico “B. Ricasoli” della sede carceraria di San Gimignano che sono rigorosamente in divisa da chef, fieri e gratificati dai complimenti ricevuti da parte di tutti i presenti .

Per noi diventa un obbligo morale dirvi GRAZIE . Noi, venti futuri chef, vogliamo ringraziare tutti voi per la sensibilità espressa perché questo ci rende orgogliosi e ci motiva sempre di più a proseguire il percorso formativo e professionale intrapreso.

Vogliamo dire GRAZIE soprattutto perché la scuola ci dà la possibilità di cambiare, di progredire e di guardare verso un futuro migliore. Questo evento ci ha dato modo di oltrepassare per un giorno quella siepe che ci limitava lo sguardo per andare oltre l’orizzonte e colmare quella distanza che ci separa dalla società e…

così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare.”

 

I PRIMI

Dopo l’antipasto, il nostro menù made in Ranza prosegue con i primi.

A proporre i piatti sono la classe quarta, circuito alta sicurezza e le classe quarta/quinta, circuito media sicurezza:

la IV C propone dei teneri Abbracci di faraona…

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… la IV/ V D invece un intrigante Fior di fusillo

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Curiosi di scoprire cosa può nascere da queste intuizioni culinarie? Allora cliccate subito sulle pagine IV C e IV/V D!!!

 

 

 

AUGURI PAPA’!!!

“Mi ricordo che il 19 marzo eravamo tutti riuniti intorno alla tavola e io non vedevo l’ora di salire sulla sedia e di dire la mia piccola poesia a mio padre che ogni volta, puntualmente, si commuoveva… gli brillavano gli occhi dalla gioia: si alzava da tavola, prima mi batteva le mani e poi mi abbracciava forte forte, mi faceva sedere sulle sue gambe e mi dava mille lire.

Sono quattordici anni che sono in carcere e sono quattordici anni che non vedo mio padre. Mi manca da morire.  Allo stesso modo io manco ai miei figli come loro mancano a me.

Mio padre non ha mai accettato le mie scelte di vita. Prima non lo capivo ma oggi, a 43 anni, posso dire che aveva ragione. Se avessi ascoltato i suoi consigli, oggi forse sarei accanto a lui e accanto ai miei figli.

Mio padre è sempre stato un uomo onesto e un gran lavoratore. Quando perdemmo nostra madre noi eravamo piccoli e lui ci è sempre stato vicino, con l’aiuto di Dio, mio padre non si è mai abbattuto e siamo andati avanti. Con ciò voglio dire che il papà, soprattutto nel mio caso, è stato e sarà sempre una figura importante. Il suo ruolo non è cosa semplice, deve essere sempre presente e sempre pronto a dare sostegno a un figlio nei momenti belli e in quelli meno belli. Fare il padre è molto difficile… soprattutto se ti ritrovi un figlio come lo sono stato io per lui! Quando penso a mio padre e al desiderio che ho di stringerlo penso alle mie bambine e al mio maschietto perché penso che come manca mio padre a me così manco io ai miei figli e ci soffro. Ma siccome ho tanta fede in Dio so che tutto passerà e so che un giorno tornerò da loro e da mio padre.

AUGURI PAPA’.”

ZEPPOLA SAN GIUSEPPE

San Giuseppe, nella tradizione popolare protegge anche gli orfani, le giovani nubili e i più sfortunati e spero protegga anche me. Il dolce tipico della festa a Napoli, la mia città, è la “zeppola di San Giuseppe”. Si racconta che, dopo la fuga in Egitto, San Giuseppe dovette vendere frittelle per mantenere la famiglia in terra straniera. Le zeppole sono fatte con la pasta dei bignè e sono di forma schiacciata, possono essere fritte o al forno, al di sopra viene posta, di norma, la crema pasticcera e una ciliegina.

In Toscana invece è diffusa, come dolce tipico, la frittella di riso preparata con riso cotto nel latte e aromatizzato con spezie e liquori che poi viene fritta.

La neve è…

…”la mia infanzia, la mia casa con tutti i miei cugini e con i miei genitori: tutti seduti davanti al camino a giocare e a bere cioccolata calda. Ma la neve è anche tristezza perché, da piccolo, in inverno vedevo i ragazzini della mia stessa età camminare mano nella mano con le loro madri e sorridere mentre io ero sempre per strada, da solo, con il desiderio di poter stringere anche io mia madre… ma non mi era possibile, lei si trovava già rinchiusa in carcere”.

NEVE

…”girare in auto da solo tra le strade illuminate della mia città e ammirarne tutte le meraviglie. La neve era una gita con i miei familiari. La neve rappresenta i bei ricordi che colorano queste giornate buie e che mi donano, ancora, un po’ di felicità interiore….”

… e la neve, tra dieci anni, dove mi porterà?

NEVE 2

 

“Adesso io sono nuovamente vicino al camino, questa volta con mia moglie e con mio figlio Agostino. C’è tutta la mia famiglia, io racconto dell’ esperienza fatta in carcere. Adesso sto mano nella mano con mia madre e, mentre le sto parlando, i miei occhi si emozionano per la gioia: vedo mia madre con in braccio il nipote che ha sempre desiderato, lo stringe e io, attraverso mio figlio, vivo la tenerezza e l’amore che solo una madre può dare”.

“Mi piace pensare che tra circa dieci anni sarò con la mia famiglia, ma soprattutto con il mio papà. La lontananza fisica non ha cambiato i nostri sentimenti, anzi ci ha uniti ancora di più e il nostro legame è diventato indistruttibile. Un giorno trascorrerò giornate di neve con la mia famiglia, soprattutto con il mio papà, mio punto di riferimento e mia forza di vita”.

 

Si riparte!!!

Eccoci di nuovo! Anche quest’anno, siamo qui a deliziarvi con le nostre creazioni che realizzeremo seguendo il ritmo della natura. Questa volta abbiamo deciso di concentrarci sui prodotti di stagione, con particolare attenzione a quelli del territorio, per proporvi dei piatti innovativi e al tempo stesso sani come sana è la nostra dedizione per lo studio e per la cucina. Inoltre, la sfida è quella di ideare piatti che, alla fine dell’anno scolastico, daranno origine al primo menù made in Ranza!

A iniziare questa nuova avventura saranno gli studenti della classe V C, già ideatori del Sushi ellenico. Prossimi alla maturità, e quindi quasi chef, cosa avranno pensato per voi questa volta? Scopritelo cliccando sulla pagina anno scolastico 2017 – 2018!

Qui una piccola anteprima presentata dai nostri studenti: “il nostro obiettivo non è solo dilettare il vostro palato ma è, soprattutto, la speranza di riuscire a trasmettervi la nostra passione per l’arte culinaria“.

 

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E se siete un po’ nostalgici o è la prima vota che visitate il nostro blog, consultate le pagine create lo scorso anno.